Ritratto
Biografia
Nato a Bergamo nel 1968, vive e lavora a Mozzo.

Sono nato a Bergamo nel 1968 e vivo e opero a Mozzo, nella stessa provincia. Il mio percorso artistico nasce da una necessità profonda di esplorare, sperimentare e mettere continuamente in discussione ciò che conosco. La ricerca di nuovi linguaggi è per me un processo ininterrotto, nel quale ogni opera rappresenta un territorio da attraversare e, allo stesso tempo, una possibilità di andare oltre.
Nella realizzazione delle mie opere sperimento tecniche, materiali e supporti eterogenei, lasciando che sia la materia stessa a suggerire nuove direzioni. Non considero il materiale un semplice mezzo attraverso cui esprimere un'idea: esso diventa parte integrante dell'opera, ne determina la fisicità, la luce, la profondità e, spesso, il significato.
La mia ossessione per la perfezione è una componente fondamentale del mio modo di essere e di lavorare. Non la considero un punto d'arrivo, ma una tensione continua verso qualcosa che forse non può essere raggiunto pienamente. È proprio questa ricerca incessante a spingermi a correggere, sperimentare, distruggere e ricominciare, fino a trovare quell'equilibrio che sento necessario.
La mia produzione attraversa un arco temporale e stilistico volutamente vasto. Mi affascina il gesto primordiale delle incisioni rupestri nelle grotte paleolitiche così come la forza immediata e contemporanea della Street Art nei centri urbani e suburbani. In epoche così distanti riconosco una stessa esigenza: quella dell'uomo di lasciare una traccia, di trasformare ciò che vede e di dare forma a qualcosa che appartiene alla propria dimensione interiore.
Le immagini naturali sono per me un punto di partenza per indagare la realtà, non per riprodurla semplicemente. Attraverso la materia cerco di oltrepassare la superficie delle cose e di esplorarne la dimensione più profonda.
Utilizzo materiali comuni e li porto in una dimensione nuova attraverso accostamenti e contrasti. Gli oli, con pennellate capaci di creare profondità e movimento, dialogano con le resine viscose e con la ruvidità delle sabbie. Il vetro, trasparente e levigato, introduce invece una dimensione opposta: leggerezza, luce, rifrazione. Mi interessa proprio questa tensione tra elementi differenti, perché è nello scontro tra materia, superficie e luce che l'opera può acquistare una propria vita.
Con l'astrattismo ho trovato il linguaggio che più mi permette di avvicinarmi a ciò che non riesco, e forse non voglio, definire attraverso la rappresentazione. L'astrazione mi offre la possibilità di accedere all'incomprensibile, di dare forma all'indefinibile e di trasformare una sensazione in materia.
Il mio lavoro nasce quindi sulla soglia tra realtà e immaginazione, tra ciò che vediamo e ciò che percepiamo senza riuscire a nominarlo. Cerco di rendere visibile ciò che rimane nascosto nelle pieghe della mente, ciò che sfugge alla percezione ordinaria e che emerge soltanto quando ci concediamo di guardare oltre la superficie.
Per me dipingere e creare significa proprio questo: portare alla luce l'invisibile, dare forma all'inafferrabile e trasformare la materia in una traccia della dimensione interiore.
Per una richiesta, un invito o semplicemente due parole sul lavoro.